Questo pensiero é stato postato da Giuliana, una persona che pur avendo conosciuto poco Alberto, ha saputo molto di Lui, di com'era e di come se n'é andato, ed ha sentito il bisogno di esternare il proprio sentimento con queste bellissime parole che vanno ben oltre il semplice punto di vista religioso


La perdita di un amico o di una persona in cui si crede, o comunque di qualcuno che per noi ha un grande valore lascia in genere un grande vuoto.
Questo è quello che appare. La sensazione che proviamo viene descritta come “vuoto” poiché si tratta di una sensazione nuova o non comune in cui ci sentiamo assolutamente impotenti e vulnerabili.
All’apparenza sembra che improvvisamente qualcosa manchi, che si sia liberato un posto che nessun altro possa occupare, poiché, certamente, chi ci lascia è e resta, per la sua essenza. insostituibile.
A ben pensare a questa situazione la realtà è ben diversa

La scomparsa di persone “particolari” in realtà rappresenta per il nostro io un vero e proprio scossone, che richiama una tale serie di sentimenti sensazioni, paure, dolori, sensi di inadeguatezza, che la nostra mente non sa altro che chiamare “vuoto”.
A questa notizia ripercorriamo in pochi secondi la nostra vita e le relazioni che ci hanno legato a quella persona e in pochi secondi vediamo tutto quello che avremmo voluto dire, fare, e comunicare, e che non abbiamo fatto
In pochi secondi ci viene in la paura più grande che attanaglia ogni uomo: la morte, e con essa la malattia. Lo zoccolo duro che ognuno di noi ha una grande paura di affrontare. E’ come se una sorta di sottile invidia, sinistra ma inevitabile, ci facesse riflettere: ecco lui ci è arrivato, e io sarò pronto quando toccherà a me? Ma questo accadrebbe con qualunque conoscente di cui ci viene annunciata la scomparsa.
Ma per una persona che vale c’è di più:
Arrivare alla morte con la saggezza di chi sa che si tratta di un passaggio a un altro elemento, a una vita senza un corpo fisico, in cui comunque il nostro spirito continua a esprimersi. Gioire per la morte di queste persone sarebbe il massimo della saggezza, desiderare infinitamente di arrivare al trapasso con una grande serenità interiore sarebbe divino.
Troppo o molto difficile per un essere umano raggiungere la consapevolezza che la vita va presa per quello che è, e che non sapendo quanto essa durerà dobbiamo vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, con la forza e la determinazione di un leone.
Troppo difficile focalizzare i propri reali desideri e vivere ogni giorno con il preciso intento di realizzarli
Molto difficile non perdere mai il polso della situazione, non perdere tempo nelle cose che non sono importanti, non correre dietro le chimere.
Si passa gran parte del nostro tempo a perdere tempo o meglio e disperdere inutili energie, per poi magari accorgerci che non ci resta né tempo né energie per fare ciò che vorremmo.
Arrivano allora i rimpianti per non aver realizzato un sogno, i sensi di colpa per aver sbagliato, il senso di non essere al posto giusto nel momento giusto o con la persona giusta e nella giusta situazione.
Vesco per esempio aveva, a pochi giorni dalla morte, impostato tutto il programma delle cose da fare. Ecco, lui viveva i suoi giorni ben sapendo che poteva non vedere un nuovo giorno, ma lo faceva con la serenità e la forza d’animo di chi ringrazia ogni nuovo sorgere del sole. Ringraziava ogni giorno il suo Dio di avergli dato un nuovo giorno per vivere, sapendo che presto tutto questo sarebbe cessato. Quale forza infinita dominava quest’uomo in questi giorni? Nel chiedere di non essere tristi per la sua morte lui ha racchiuso tutta la sua saggezza...
Ecco ora tu, uomo che resti qui, con un corpo materiale, prova a immaginare come sarebbe intensa la tua vita se tu vivessi ogni giorno in questo modo

Aprire gli occhi al mattino ringraziando la vita di averti regalato un nuovo giorno, di averti dato una nuova opportunità, di averti consentito di andare avanti nella realizzazione dei tuoi sogni.
Vivere il giorno con la determinazione di chi vuole sentirsi un grande uomo, un grande essere che dà il suo contributo in questo mondo.
Vivere ogni sofferenza, ogni momento difficile come insegnamento, come esperienza su cui basare i propri passi futuri: come potremmo imparare a non sbagliare se non sbagliassimo, come potremmo provare una grande gioia se non avessimo il polso del dolore?
Tutto torna, armonicamente, ogni giorno, come il sorgere del sole, per darci dei grandi messaggi che abbiamo il dovere di cogliere, ma che spesso passano e vanno, a causa del nostro vivere superficiale, materiale, abbandonando i sensi e l’istinto puro che ci caratterizzavano alla nostra nascita

E così quando muore un saggio ( un buddha potrei dire) veniamo invasi dalla sua saggezza ( dalla sua buddità): e questo è il primo messaggio sublime che la sua assenza ci dà.

Giuliana 15 agosto 2006


Aggiornato a: mercoledì 06 settembre 2006