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Il pasticciaccio brutto dell’euro. Siamo sempre stati
dei convinti europeisti, anche se continuiamo a pensare che sarebbe stato
meglio costruire prima l’Europa politica, l’Europa della Costituzione,
l’Europa sociale, l’Europa dei diritti dei Popoli e poi l’Europa
monetaria.
Di conseguenza, pur non avendo mai avuto alcun pregiudizio sull’euro anzi
siamo sempre stati pronti ad apprezzarne i benefici-, abbiamo preteso sin
dall’inizio che l’introduzione della moneta unica fosse realizzata con
responsabilità, nei tempi giusti e alle condizioni più favorevoli per
l’Italia. E abbiamo puntualmente rivendicato la necessità che fossero le
istituzioni politiche a gestire le strategie monetarie anziché la Banca
Centrale Europea (BCE) in modo esclusivo e in assoluta autonomia.
Invece, come è noto, Romano Prodi ha sempre avuto una vera e propria
fissazione per l’euro e, benché le condizioni e i tempi non fossero ancora
maturi, era pronto a tutto pur di realizzare la sua mania. Ma come avverte
la saggezza popolare, “la fretta è una cattiva consigliera”.
In realtà, il vero intento del Professore bolognese era quello di passare
alla storia, di rimanere nella memoria delle future generazioni come colui
che aveva introdotto la moneta unica in Italia.
Pur di ottenere un suo personale successo propagandistico, Prodi lavorò
per l’introduzione subito e a tutti i costi dell’euro. Lo confessò qualche
anno dopo davanti all’Aula parlamentare di Strasburgo quando ammise che
“personalmente” aveva deciso di “forzare” la politica italiana per
partecipare, sin dall’inizio, alla costruzione dell’Unione monetaria .
Vediamo quali furono i costi di questa sua ossessione mediatica.
L’invenzione di un nuovo balzello: l’eurotassa. Innanzitutto, per entrare
in Europa, Prodi fece pagare il conto di questa sua frettolosa operazione
monetaria agli italiani, con una tassa inventata per l’occasione.
Infatti nel 1996, quando era Presidente del Consiglio e i conti pubblici
erano pesantemente in rosso, Prodi costrinse gli italiani, unico caso in
tutta Europa, a pagare la famigerata “eurotassa”: in media 250mila lire a
famiglia, promettendo solennemente di restituirle entro l’anno. Peccato
che, con il cambio di Governo, il successivo Presidente del Consiglio,
Massimo D’Alema, introdusse l’ennesima tassa, l’addizionale IRPEF
regionale, azzerando come è noto qualsiasi tipo di restituzione.
Bruxelles non si stupì più di tanto di questa stramberia dell’eurotassa
perché l’Italia era nota per le sue anomalie tanto da essersi guadagnata
una fama negativa nelle istituzioni comunitarie, anche per la sua
incapacità di utilizzare i fondi europei: “Inadeguatezza delle strutture
amministrative, lentezza e complessità delle procedure, scarsa efficacia
nell’uso dell’assistenza tecnica…tali problemi esistono anche in altri
Stati membri” , puntualizzava il Commissario competente nel giugno 1997,
“ma non nella stessa misura e con la stessa convergenza di fattori” .
Insomma, l’Italia in quegli anni era tristemente il fanalino di coda
dell’Unione europea.
Dalla lira all’euro: un cambio sfavorevole. Sia le contrattazioni con
Bruxelles che i decreti legislativi per l’introduzione dell’euro in Italia
furono fatti durante il governo Prodi.
In particolare nel 1998, anno cruciale delle trattative per l’euro, Prodi,
pur di portare a casa il risultato, accettò supinamente un tasso di cambio
sfavorevole per l’Italia, nonostante il costo eccessivo dell’operazione e
il parere contrario di molti, tra cui alcune associazioni imprenditoriali.
Il cambio sfavorevole determinerà, inevitabilmente, l’inizio di una
progressiva diminuzione delle nostre esportazioni.
Quando, nel 1999, Prodi diventò Presidente della Commissione la musica
purtroppo non cambiò. E se errare è umano, di certo perseverare è
diabolico.
Il Divino Otelma. Dopo le “prodezze” da Presidente del Consiglio italiano,
Prodi continuò e concluse la sua “diabolica” performance in sede
comunitaria.
Sull’esempio della peggiore tradizione dei maghi televisivi, il Professore
di Bologna diventò una sorta di Divino Otelma di prestigio, un mistico
visionario dell’euro. Del resto lui stesso si è pubblicamente definito un
“ragioniere e burocrate” , ma soprattutto un “visionario con un disegno
politico inflessibile” .
E così Prodi incominciò a fare strane previsioni, a dare i numeri, a
disegnare scenari astrologici. Prodi si sperticò, prematuramente,
nell’elogiare le capacità terapeutiche dell’euro come fosse la panacea di
tutti i mali: “l’euro è già oggi un grande successo” (?!?), declamava
incomprensibilmente già nel maggio del 2000, prima ancora dell’entrata in
circolazione della nuova moneta. E con confusa chiaroveggenza millantava
che l’euro avrebbe portato “vantaggi a tutti, anche nelle tasche dei
lavoratori a reddito fisso, dei piccoli risparmiatori, delle fasce più
deboli, dei pensionati” e che la moneta unica avrebbe garantito “tra le
altre cose la stabilità del potere d’acquisto dei lavoratori a reddito
fisso e degli artigiani” .
L’euro e l’impennata dei prezzi. Prodi non è stato inadeguato solo in
fatto di oroscopi. Anche nei panni di Presidente della Commissione fu
altrettanto deludente.
Per prima cosa si disinteressò completamente di una richiesta che veniva
da tanti cittadini, ovvero quella di introdurre le banconote da uno e due
euro.
Ma soprattutto accettò passivamente il provvedimento che limitava a soli
60 giorni la doppia circolazione dell’euro e delle vecchie monete,
costringendo così 350 milioni di cittadini europei, imprese ed esercizi
commerciali a fare i conti con l’euro a tempo di record. Accadde, quindi,
quello che i consumatori temevano, cioè un’inevitabile confusione che in
alcuni settori ha creato il grande equivoco dell’ “effetto raddoppio”:
nella pratica quotidiana troppo spesso abbiamo assistito ad un’impennata
dei prezzi e le “vecchie” mille lire sono diventate un euro. Come tutti ci
ripetiamo ogni giorno, quello che prima si comprava con dieci mila lire,
adesso si compra con più di dieci euro…che però sono esattamente il
doppio!
Ovviamente Prodi negò ogni responsabilità e disse anzi che tutto stava
andando per il meglio, che l’euro aveva portato solo vantaggi e che semmai
il problema era esclusivamente italiano .
E’ noto a tutti che non era affatto così. In realtà, l’euro stava creando
seri problemi agli Stati membri dell’Unione europea, a causa
dell’eccessivo apprezzamento della moneta unica.
Nel luglio 2003 di fronte alla crisi dell’economia europea lo stesso
Cancelliere tedesco Schroeder lanciò un allarme disperato sulle
conseguenze negative del “super euro” sulle esportazioni europee.
Ciononostante la moneta unica chiuse l’anno con l’ennesimo problematico
record sul dollaro.
La situazione era talmente grave che, dopo numerosi incontri
internazionali, i ministri finanziari della “zona euro”, nel 2004, fecero
un accorato appello alla Banca centrale europea, invocando una politica
monetaria più attenta alle esigenze degli Stati membri e in particolare
rivendicando la stabilità del cambio per difendere le esportazioni. |