SPECIALE ELEZIONI POLITICHE * 9-10 APRILE 2006

7° Motivo
Prodi è riuscito a trasformare l’euro in un incubo

       

“L’uomo saggio non cerca di affrettare la storia”
(R. L. Stevenson)

       

Il pasticciaccio brutto dell’euro. Siamo sempre stati dei convinti europeisti, anche se continuiamo a pensare che sarebbe stato meglio costruire prima l’Europa politica, l’Europa della Costituzione, l’Europa sociale, l’Europa dei diritti dei Popoli e poi l’Europa monetaria.
Di conseguenza, pur non avendo mai avuto alcun pregiudizio sull’euro anzi siamo sempre stati pronti ad apprezzarne i benefici-, abbiamo preteso sin dall’inizio che l’introduzione della moneta unica fosse realizzata con responsabilità, nei tempi giusti e alle condizioni più favorevoli per l’Italia. E abbiamo puntualmente rivendicato la necessità che fossero le istituzioni politiche a gestire le strategie monetarie anziché la Banca Centrale Europea (BCE) in modo esclusivo e in assoluta autonomia.
Invece, come è noto, Romano Prodi ha sempre avuto una vera e propria fissazione per l’euro e, benché le condizioni e i tempi non fossero ancora maturi, era pronto a tutto pur di realizzare la sua mania. Ma come avverte la saggezza popolare, “la fretta è una cattiva consigliera”.
In realtà, il vero intento del Professore bolognese era quello di passare alla storia, di rimanere nella memoria delle future generazioni come colui che aveva introdotto la moneta unica in Italia.
Pur di ottenere un suo personale successo propagandistico, Prodi lavorò per l’introduzione subito e a tutti i costi dell’euro. Lo confessò qualche anno dopo davanti all’Aula parlamentare di Strasburgo quando ammise che “personalmente” aveva deciso di “forzare” la politica italiana per partecipare, sin dall’inizio, alla costruzione dell’Unione monetaria . Vediamo quali furono i costi di questa sua ossessione mediatica.
L’invenzione di un nuovo balzello: l’eurotassa. Innanzitutto, per entrare in Europa, Prodi fece pagare il conto di questa sua frettolosa operazione monetaria agli italiani, con una tassa inventata per l’occasione.
Infatti nel 1996, quando era Presidente del Consiglio e i conti pubblici erano pesantemente in rosso, Prodi costrinse gli italiani, unico caso in tutta Europa, a pagare la famigerata “eurotassa”: in media 250mila lire a famiglia, promettendo solennemente di restituirle entro l’anno. Peccato che, con il cambio di Governo, il successivo Presidente del Consiglio, Massimo D’Alema, introdusse l’ennesima tassa, l’addizionale IRPEF regionale, azzerando come è noto qualsiasi tipo di restituzione.
Bruxelles non si stupì più di tanto di questa stramberia dell’eurotassa perché l’Italia era nota per le sue anomalie tanto da essersi guadagnata una fama negativa nelle istituzioni comunitarie, anche per la sua incapacità di utilizzare i fondi europei: “Inadeguatezza delle strutture amministrative, lentezza e complessità delle procedure, scarsa efficacia nell’uso dell’assistenza tecnica…tali problemi esistono anche in altri Stati membri” , puntualizzava il Commissario competente nel giugno 1997, “ma non nella stessa misura e con la stessa convergenza di fattori” .
Insomma, l’Italia in quegli anni era tristemente il fanalino di coda dell’Unione europea.
Dalla lira all’euro: un cambio sfavorevole. Sia le contrattazioni con Bruxelles che i decreti legislativi per l’introduzione dell’euro in Italia furono fatti durante il governo Prodi.
In particolare nel 1998, anno cruciale delle trattative per l’euro, Prodi, pur di portare a casa il risultato, accettò supinamente un tasso di cambio sfavorevole per l’Italia, nonostante il costo eccessivo dell’operazione e il parere contrario di molti, tra cui alcune associazioni imprenditoriali. Il cambio sfavorevole determinerà, inevitabilmente, l’inizio di una progressiva diminuzione delle nostre esportazioni.
Quando, nel 1999, Prodi diventò Presidente della Commissione la musica purtroppo non cambiò. E se errare è umano, di certo perseverare è diabolico.
Il Divino Otelma. Dopo le “prodezze” da Presidente del Consiglio italiano, Prodi continuò e concluse la sua “diabolica” performance in sede comunitaria.
Sull’esempio della peggiore tradizione dei maghi televisivi, il Professore di Bologna diventò una sorta di Divino Otelma di prestigio, un mistico visionario dell’euro. Del resto lui stesso si è pubblicamente definito un “ragioniere e burocrate” , ma soprattutto un “visionario con un disegno politico inflessibile” .
E così Prodi incominciò a fare strane previsioni, a dare i numeri, a disegnare scenari astrologici. Prodi si sperticò, prematuramente, nell’elogiare le capacità terapeutiche dell’euro come fosse la panacea di tutti i mali: “l’euro è già oggi un grande successo” (?!?), declamava incomprensibilmente già nel maggio del 2000, prima ancora dell’entrata in circolazione della nuova moneta. E con confusa chiaroveggenza millantava che l’euro avrebbe portato “vantaggi a tutti, anche nelle tasche dei lavoratori a reddito fisso, dei piccoli risparmiatori, delle fasce più deboli, dei pensionati” e che la moneta unica avrebbe garantito “tra le altre cose la stabilità del potere d’acquisto dei lavoratori a reddito fisso e degli artigiani” .
L’euro e l’impennata dei prezzi. Prodi non è stato inadeguato solo in fatto di oroscopi. Anche nei panni di Presidente della Commissione fu altrettanto deludente.
Per prima cosa si disinteressò completamente di una richiesta che veniva da tanti cittadini, ovvero quella di introdurre le banconote da uno e due euro.
Ma soprattutto accettò passivamente il provvedimento che limitava a soli 60 giorni la doppia circolazione dell’euro e delle vecchie monete, costringendo così 350 milioni di cittadini europei, imprese ed esercizi commerciali a fare i conti con l’euro a tempo di record. Accadde, quindi, quello che i consumatori temevano, cioè un’inevitabile confusione che in alcuni settori ha creato il grande equivoco dell’ “effetto raddoppio”: nella pratica quotidiana troppo spesso abbiamo assistito ad un’impennata dei prezzi e le “vecchie” mille lire sono diventate un euro. Come tutti ci ripetiamo ogni giorno, quello che prima si comprava con dieci mila lire, adesso si compra con più di dieci euro…che però sono esattamente il doppio!
Ovviamente Prodi negò ogni responsabilità e disse anzi che tutto stava andando per il meglio, che l’euro aveva portato solo vantaggi e che semmai il problema era esclusivamente italiano .
E’ noto a tutti che non era affatto così. In realtà, l’euro stava creando seri problemi agli Stati membri dell’Unione europea, a causa dell’eccessivo apprezzamento della moneta unica.
Nel luglio 2003 di fronte alla crisi dell’economia europea lo stesso Cancelliere tedesco Schroeder lanciò un allarme disperato sulle conseguenze negative del “super euro” sulle esportazioni europee. Ciononostante la moneta unica chiuse l’anno con l’ennesimo problematico record sul dollaro.
La situazione era talmente grave che, dopo numerosi incontri internazionali, i ministri finanziari della “zona euro”, nel 2004, fecero un accorato appello alla Banca centrale europea, invocando una politica monetaria più attenta alle esigenze degli Stati membri e in particolare rivendicando la stabilità del cambio per difendere le esportazioni.