Insubri, italiani e stranieri contro il mondialismo
A Varese, allo stesso tavolo, Terra Insubre, Casapound e Ubuntu. Dieng: “Sull'immigrazione la destra ne sa più della sinistra”
C'è stato anche il colpo di scena, che ha sfatato, almeno in parte, i luoghi
comuni.
Un dibattito per menti aperte, quello che si è svolto venerdì sera all'ex
Cinema Rivoli, dal titolo "Identità:
dispacci dal fronte", organizzato, come prima puntata del ciclo "150esimo e
oltre", da Casapound Lombardia, e moderato dal giornalista Lorenzo
Scandroglio. E che ha visto tre associazioni, apparentemente nemiche,
dialogare.
Thierry Dieng, cittadino italiano di origini francosenegalesi,
rappresentante di Ubuntu, alla fine ha detto di "avere trovato maggiore
possibilità di confronto sull'immigrazione con esponenti politici di destra,
piuttosto che di sinistra". Ora,
per evitare equivoci, diciamo subito che Dieng non ha detto di avere trovato
"aperture" sull'immigrazione a destra. "La mia esperienza in questi decenni
però ha visto che con i politici di destra si può parlare, perché almeno
loro hanno una posizione. Purtroppo, a sinistra è più difficile. Loro
parlano tanto. Ma alla fine hanno una conoscenza molto scarsa del fenomeno".
Chi pensava che fosse impossibile, o grottesco, mettere allo stesso tavolo
tre posizioni così diverse, come è avvenuto nel convegno di venerdì sera, si
è dovuto ricredere.
Certo, tra Terra Insubre, Casapound e Ubuntu, alla fine del dibattito, non si può dire che ci sia stata una sintesi. Ma perlomeno c'è stato un dibattito aperto. Sincero, dove nessuno ha nascosto le proprie posizioni.Se non è questa, cos'è la democrazia?
Il dato certo emerso è che parlare di identità è molto difficile, così come la sua definizione. Se se ne parla, vuole dire che un problema di identità esiste nei luoghi dove si pone la questione.
Gilberto Oneto, scrittore e giornalista, in rappresentanza dell'associazione
culturale Terra Insubre, ha difeso le ragioni delle piccole patrie. E visto
che il tema era l'unità d'Italia, ha definito "lo Stato italiano incapace di
aiutare i cittadini nelle sfide di fronte al mondo".
"C'è una patria ideologica ed una patria organica –
dice Oneto – l'Italia è una costruzione fittizia, mentre l'Insubria per me
rappresenta quella comunità dove mi posso identificare. L'Italia
è una patria al contrario, quella che gli inglesi definirebbero una nation
building al contrario, ovvero un'unificazione territoriale dalla
quale si è poi tentato di costruire un'identità. Ed è interessante vedere
come nella storia, ogni volta che le differenze tra i popoli contenuti
nell'Italia si accentuavano, i politici si inventavano le varie guerre:
dalla Libia, alla Grande Guerra, e fino alla guerra d'Africa. Oggi,
chiaramente, non è più possibile. Però c'è l'immigrazione. E
non escludo che sedicenti politici di destra, come il presidente della
Camera, cavalchino l'apertura delle frontiere proprio per creare una sorta
di valanga che costringa i cittadini a considerarsi italiani per difendersi
dall'esterno".
Per Adriano Scianca, responsabile nazionale alla cultura di Casapound e giornalista del Secolo d'Italia, l'Italia è una realtà e la patria ideale. "Appartenere ad una nazione significa anche ribadire questo legame ogni giorno – dice – passare dall'idea alla carnalità dell'appartenenza. Certo, noi non apprezziamo il modo in cui in questi giorni si tende a festeggiare il 150esimo, molto retorico e poco concreto. L'unificazione ha portato però una ricchezza complessiva a tutta la popolazione. E non dimentichiamoci che il progresso della gente è stato possibile anche grazie allo Stato unitario".
Thierry Dieng sembra essere una voce fuori dal coro, quando parla della
necessità "di sentirsi
cittadini del mondo".
Spiega la sua partecipazione all'evento con una premessa: "In molti
mi avevano detto di non andare. Ma io non lo considero giusto. Sono convinto
che in Italia sia possibile un nuovo umanesimo. Ed
è il dialogo la strada giusta".
Cita un documento di Ubuntu: "Per il bene del Paese e delle generazioni
future, nel marchio della legalità, la quale dovrebbe ispirarsi in questi
valori per armonizzare e facilitare a tutti l'attuazione pratica e concreta
di questo spirito, occorre sviluppare una politica culturale d'integrazione
capace di fare evolvere le mentalità retrograde dei portatori d'ideologie
razziste e xenofobe ed elevare le coscienze verso il riconoscimento della
nostra comune dignità". Un preconcetto verso i suoi interlocutori? Da
come si sviluppa il discorso tra i tre relatori, capaci di dialogare anche
se rimangono su posizioni diverse, sembra proprio di no.
Non c'è stato uno scontro, un confronto. Oneto infatti mette le cose in chiaro: "Io sono per la diversità. Non ritengo la mia cultura superiore, ma voglio mantenere le mie peculiarità. Di fronte a questo, ogni rapporto con altre culture, nel rispetto reciproco, e soprattutto nel mantenimento della sovranità che ognuno ha sulla sua terra, bene venga".
Un passaggio apprezzato anche dagli altri interlocutori. I quali si ritrovano finalmente d'accordo su un punto: la sfida al mondialismo. La globalizzazione che livella ed elimina le differenze è una minaccia. Oneto ha la sua identità insubrica, Scianca quella italiana, Dieng è più cosmopolita. Ma tutti si ritrovano nella difesa delle culture che rischiano l'annientamento da una politica mondialista. Insomma, il dialogo che molti consideravano impossibile ha avuto luogo.
fonte http://www.ininsubria.it/insubri-italiani-e-stranieri-contro-il-mondialismo~A5557