TERRORISMO, PISANU: DAKI NON E' COLPEVOLE MA E' PERICOLOSO

ROMA - Il Viminale ha confermato che ''e' stata eseguita sabato 'espulsione dal territorio nazionale dei sospetti terroristi Daki Mohamed (Marocco) e Gharsellaoui Mohamed Akremi (Tunisia) per motivi di sicurezza e di ordine pubblico''.

Sul conto di Daki Mohamed, così come sul conto di Gharsellaoui Mohamed Akremi, "sono stati accumulati e valutati scrupolosamente gravi indizi ed elementi probatori non sufficienti alla magistratura per una sentenza di condanna, ma più che sufficienti al Ministro dell'interno per stabilirne la pericolosità ": lo ha detto lo stesso Ministro dell' Interno Giuseppe Pisanu, spiegando le ragioni dell' espulsione dall' Italia dei due stranieri, avvenuta ieri.

Il giudizio di pericolosità è stato formulato in base all' articolo 3 del cosiddetto decreto Pisanu antiterrorismo, poi convertito nella legge legge n°155 del 31/7/2005.

"Su questa linea - ha detto ancora il Ministro Pisanu intendo procedere con la massima prudenza e nel rispetto rigoroso delle decisioni della magistratura, avendo a cuore innanzitutto la sicurezza degli italiani".

 ESPULSIONE DAKI: COSA PREVEDE L'ART. 3 DELLA LEGGE 155

ROMA - Il marocchino Mohamed Daki (Marocco) e il tunisino Mohamed Akremi Gharsellaoui sono stati espulsi dal ministro dell' Interno Giuseppe Pisanu in base alla legge 155 del 2005 sulle ''misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale''.

L' articolo 3 del provvedimento introduce nuove norme in materia di espulsioni degli stranieri per motivi di prevenzione del terrorismo. In particolare, si prevede che il ministro del' Interno o, su sua delega, il prefetto, puo' disporre ''l' espulsione dello straniero appartenente a una delle categorie di cui all' articolo 18 della legge 22 maggio 1975, n. 152, o nei cui confronti vi sono fondati motivi di ritenere che la sua permanenza nel territorio dello Stato possa in qualsiasi modo agevolare organizzazioni o attivita' terroristiche, anche internazionali''.

Contro i decreti di espulsione ''e' ammesso ricorso al Tar competente per territorio'', ma ''il ricorso giurisdizionale in nessun caso puo' sospendere l' esecuzione del provvedimento''. Inoltre, indica l' articolo, nei confronti dei provvedimenti di espulsione ''non e' ammessa la sospensione dell' esecuzione in sede giurisdizionale ai sensi dell' articolo 21 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e successive modificazioni, o dell' articolo 36 del regio decreto 17 agosto 1907, n. 642''.

 TERRORISMO: DAKI ESPULSO; LEGALE, UNA RIVALSA

MILANO - "Questo provvedimento, dato che c'é stata un'assoluzione, sa molto di rivalsa per quello che Daki ha dichiarato, e cioé di essere stato sottoposto a interrogatori illegali. Se volevano chiarire la vicenda non l'avrebbero espulso". Così l'avvocato Vainer Burani commenta l'espulsione dall'Italia, avvenuta ieri, di Mohammed Daki, il marocchino assolto il 28 novembre scorso in secondo grado a Milano dalle accuse di terrorismo internazionale e ricettazione di documenti falsi.

Il difensore, che ha definito il provvedimento di espulsione "molto grave", ha spiegato che ieri mattina verso le 6 Daki è stato "prelevato" dalla Digos dal dormitorio della Caritas di Reggio Emilia, città dove il marocchino aveva l'obbligo di dimora e di firma, ed è stato portato all'aeroporto di Malpensa. Da qui Daki, secondo quanto riferito dall'avvocato, verso le 11 è stato imbarcato su un volo diretto a Casablanca, dove sarebbe giunto nel primo pomeriggio. Attorno alle 17 sarebbe stato trasferito in una caserma della polizia locale.

"Sono molto preoccupato, fai quello che puoi", queste le parole dette via cellulare da Daki al suo legale poco prima di salire sull'aereo. "Ho cercato di tranquillizzarlo - ha aggiunto l'avvocato Burani -. Sono riuscito a mettermi in contatto con i suoi familiari e anche loro sono molto preoccupati perché non sanno cosa accadrà di lui".

"Spero che chi abbia preso la decisione di espellere Daki - ha concluso il difensore - abbia valutato tutto quello che in Marocco può succedere. E spero che abbia tenuto conto che l'Italia non può consegnare persone a Stati nei quali non è garantito il rispetto dei diritti umani. C'é di che allarmarsi

"Non sappiamo più nulla di Daki. Anche i suoi familiari da ieri, da quando è arrivato in Marocco, non hanno avuto più notizie di lui". Lo ha detto il difensore di Mohammed Daki, l'avvocato Vainer Burani, che è in costante contatto con la famiglia del suo assistito, espulso ieri dall'Italia.

"I suoi parenti - ha raccontato il legale - sono stati tutta la notte davanti al commissariato centrale della polizia di Casablanca ma non hanno saputo niente".

L'avv. Burani ha detto che l'unica cosa che si sa con certezza è che Daki è stato consegnato dalla Digos alla polizia marocchina.

 ESPULSIONE DAKI: DALLE ACCUSE AL RIMPATRIO

MILANO - Mohammed Daki, 40 anni, marocchino, espulso ieri dall'Italia, venne arrestato nell'aprile 2003 a Reggio Emilia con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al terrorismo internazionale. Avrebbe organizzato, in Italia insieme ad altri 'fratelli', anch'essi arrestati, una cellula inserita in una organizzazione terroristica internazionale il cui leader riconosciuto era Abu Mussab al Zarkqawi.

Il gruppo, secondo gli inquirenti, procacciava documenti falsi per l'organizzazione internazionale, reclutava islamici da inviare nei campi di addestramento in Iraq, quelli di Ansar Al Islam, e raccoglieva finanziamenti per la causa. Nell'ordine di custodia si faceva riferimento a Daki anche come a un personaggio in contatto con Ramzi Binalshibh, il pianificatore degli attentati dell'11 settembre, e uno dei kamikaze delle torri gemelle, Mohamed Atta (frequentavano la stessa università ad Amburgo).

Lo scorso 29 gennaio Daki venne assolto al processo di primo grado e con rito abbreviato dal gup Clementina Forleo, dall' accusa di terrorismo internazionale e venne condannato a un anno e 10 mesi solo per ricettazione di documenti falsi. Nella sentenza il giudice, che fu attaccata da più parti per i motivi alla base della sua decisione, sostenne che molte prove erano inutilizzabili e fece l'ormai nota distinzione tra terroristi e guerriglieri. Qualche giorno dopo la prima assoluzione, Daki uscì dal carcere di Como perché aveva scontato la pena inflitta e ritornò a Reggio: era sottoposto però alla misura di prevenzione e cioé all'obbligo di dimora e firma.

Un paio di settimane fa Daki è stato assolto dai giudici della terza Corte d'Assise d'Appello di Milano anche per il reato minore che gli era stato contestato. Dopo aver detto "grazie alla giustizia italiana", fuori dall'aula ha dichiarato ai cronisti di interrogatori "illegali" da parte dell'Fbi avvenuti, senza il suo difensore, nel 2003 nella stanza dell'allora pm Stefano Dambruoso, che si occupava di indagini sul terrorismo di matrice islamica. Ieri, infine, Daki è stato rimpatriato in Marocco.