UN LIBRO SU HAIDER : un nemico? Demolito o incidentato
Non è
facile di questi tempi pensare a un giornalismo che agisce in funzione della
verità.
Non é facile farlo in una cultura come la nostra in cui tutto o quasi appare in
vendita e dove la parola sembra essere divenuta uno strumentò di lotta politica
fine a se stessa.
E, in effetti, la parola é sempre e comunque uno strumento di lotta politica: lo
è quando é menzognera e serve a demonizzare e distruggere l'avversario che non
si é riusciti a sconfiggere in libere eleziooni, e lo é quando si pone al
servizio della verità, sfidando il muro dei pregiudizi e il controllo dilagante
e devastante del poteri forti. Spesso, in questo caso. la ricerca appassionata
della verità consiste nel porre domande, magari scomode e invise é politicamente
corretto oggi dominante.
È il caso di un libro inchiesta che sta per essere pubblicato in lingua tedesca,
a cura di Gerhard Wisnewsld, dedicato al "caso" Jorg Haider, per le edizioni
Kopp di Rottenburg, Germania. Il "caso" ha una sua versione ufficiale,
frettolosamente chiusa dalie autorità austriache e consegnata alia stampa
internazionale. Poco dopo la una del mattino del giorno 11 ottobre Jorg Haider,
"enfant terribile" della politica europea muore in un tragico incidente stradale
che vede completamente distrutta la sua potente autovettura. una Phaeton 240 HP
dotata di 12 airbag e dei più sofisticati sistemi di sicurezza.
Poche settimane prima il suo partito, la BZÖ, aveva triplicato i voti.
Qualche giorno prima Haider aveva rilasciato un'intervista a una TV austriaca,
in cui accusava la "mafia bancaria" di aver venduto per
anni prodotti finanziari tossici, ingannando migliaia di piccoli risparmiatori.
Haider, in passato, era già stato oggetto di censura preventiva da parte
dell'eurocrazia e la sterzata ehe intendeva imprimere alla politica austriaca
era particolarmente invisa ai poteri mondialisti.Su di lui circolava tutto
l'armamentario politicamente corretto utile a demonizzare i politici scomodi:
xenofobo, populista, contrario alla società multietnica...
Dopo l'incidente è stata anche avvalorata la voce che intrattenesse una
relazione omosessuale clandestina con Stefan Petzer, dirigente del suo partito.
La più completa damnatio memoriae. La versione ufficiale delle autorità
austriache parla di incidente dovuto all'alta velocità (142 km/h) e all'abuso di
alcool, ma Wisnewski nel suo libro inchiesta ha voluto andare a fondo di questa
"vulgata", indagandone le incoerenze e i silenzi. Ed ecco appunto le domande,
tante e tutte senza risposta.
Perché quella che i primi verbali definiscono come "l'unica testimone" è
improvvisamente sparita?
Perché non é stato reso pubblico il suo nome?
Perché dai dati dell'autopsia eseguita sulla salma di Halder risulta che quésti
aveva alcool nel sangue, ma nessuna traccia di esso nello stomaco?
Perché il cadavere fu imbalsamato subito dopo l'autopsia?
Perché' ci furono pressioni affinché fosse cremato?
Perché, secondo la radiotelevisione austriaca (Oti), Haider, che viaggiava su
una delle automobili più sicure oggi sul mercato, non avrebbe avuto "alcuna
speranza di sopravvivenza"?
Come é stato possibile ridurre in quelle condizioni una vettura di quel genere,
senza che ci sia stato uno scontro con alcunché?
Come è stato possibile che un uomo, solitamente molto controllato nell'uso delle
bevande alcoli1che, sia potuto arrivare ad accumu1are in cosi poco tempo un
tasso etilico dell'l,8 per mille?
Queste e altre domande hanno spinto Wisnewski a portare avanti una sua indagine
sul posto, intrecciando fitti dialoghi con i parenti di Haider, con le forze
dell'ordine, con gli abitanti e con le persone che con Haider avevano condiviso
le sue ultime ore di vita.
Mano a mano che l'indagine prosegue Wisnewski scopre con stupore che ci sono
delle foto manipolate e che i verbali contengono numerose contraddizioni. Riesce
poi a vedere e studiare nei dettagli i rottami dell'auto di Haider, e anche qui
emergono domande, dubbi e contraddizioni.
Su che cosa si fonda la versione ufficiale del ripetuto rovesciamento dell'auto?
E perché il tetto della Phaeton non sarebbe stato danneggiato, malgrado i
cappottamenti?
Come si spiega la pressoché totale demolizione dell'auto?
Che fine ha fallo il pilastro di cemento? Sparito? Disintegrato?
E a questo punto diventa inevitabile chiedersi: fu davvero un incidente?
Che cosa si nasconde dietro questa improvvisa e misteriosa morte?
Chi può avere avuto interesse a eliminare Haider?
Quanto odio covavano verso di lui le solite logge?
Domande, domande, domande. Anche questo é giornalismo. Domande che tengono
svegli, in tempi in cui i nemici politici si fanno fuori
nei modi più strani: calunnie, giri di mignotte, suicidi e, appunto, incidenti.
Giuseppe REGUZZONI