L'IDROVIA LOCARNO MILANO VENZIA NELLA STORIA

L'IDROVIA LOCARNO MILANO VENZIA NELLA STORIA

POSTATO DA LUCA BONA [29/01/2011 22:13]

A settembre 2010 ho raccontato dell'importantissimo convegno di Arona sul ripristino dell'idrovia Locarno-Milano-Venezia, il lavoro in questi mesi non si è mai fermato.

In questi mesi la Lombardia ha appaltato i lavori per il superamento delle dighe del "Panperduto", in questi giorni la Regione Piemonte ha portato il progetto del propria chiusa per il superamento della diga di Porto della Torre, ma il lavoro a tutti i livelli non si ferma e a breve ci saranno importanti novità da raccontare.

Oggi un breve riassunto storico dell'idrovia, soprattutto per due importanti funzioni a cui ha assolto la Via d'acqua più antica e unica d'Europa, nel corso della storia dell'ultimo millennio.

Le opere per collegare Milano al Ticino iniziarono un anno dopo la battaglia di Legnano, nel 1179 e alla fine del XIII secolo fu raggiunto il laghetto di S. Eustorgio in centro a Milano.

Leonardo diede un contributo decisivo alla progettazione delle cosiddette "conche", le chiuse in grado di far superare alle imbarcazioni i dislivelli esistenti nei canali.

Carlo Cattaneo descrisse così la via d'acqua: "gran via del commercio dall'Oriente alle Fiandre, ove fanno scala tutti i popoli del settentrione".

Il trasporto delle merci per via d'acqua a quei tempi aveva costi decisamente inferiori al trasporto via terra sui carri, in genere comunque vi erano da pagare dazi e pedaggi; per il materiale da costruzione del Duomo di Milano, iniziata alla fine del XIV secolo, fu concessa una particolare deroga a questi dazi, infatti le imbarcazioni che provenivano da Candoglia con il prezioso marmo, portavano la celeberrima indicazione "AUF" ad usumu fabbricae,espressione che è arrivata fino a noi per indicare qualcosa fatto "gratis".

Ma c'è un'altra storia forse un pochino meno conosciuta ma altrettanto grandiosa sull'utilizzo dell'idrovia, fino a Venezia, cioè il trasporto dalle cave del Montorfano delle 146 colonne della basilica di san Paolo fuori le mura a Roma: grandiosa perchè le colonne della Basilica di San Paolo Fuori le Mura sono i più grandi blocchi di granito che siano mai stati messi in opera dai tempi dell'Impero Romano (80 alte 11 metri con circonferenza di base di 3,50 metri, 2 alte 14,50 metri con circonferenza alla base di 4,60 metri)... e sono padane e piemontesi!

A queste si aggiungeranno le 64 colonne del quadriportico costruito tra il 1890 e i 1907, di cui le dieci colonne frontali saranno di granito rosa della vicina cava di Baveno.

Le colonne erano imbarcate su delle chiatte sul fiume Toce, attraversavano il Lago Maggiore, si immettevano nel Ticino, imboccavano il Naviglio Grande, verso Milano. Qui, attraverso il Naviglio della Martesana, le colonne ancora grezze, presso i Cantieri Pirovano venivano lavorate. 

Dopo questa operazione, le colonne venivano caricate nuovamente sulle chiatte per scendere lungo il Naviglio Pavese per rientrare nel Ticino e da qui fino al fiume Po, proprio attraverso il percorso che sarà riaperto con il lavoro che stiamo facendo in questi anni. Una volta arrivate al mare presso Venezia, venivano prese in consegna dalle navi pontificie, due trabaccoli, uno di nome "Veloce" e l'altro "Corriera". Le navi circumnavigavano la penisola passando dallo stretto di Messina, e imboccavano la foce del fiume Tevere per risalirlo fino alla basilica, dove fu necessario aprire un canale apposito capace di contenere carichi così enormi. 

Dopo un viaggio che durava mediamente quattro mesi con punte anche di un anno, le colonne dalle Alpi giungevano a Roma, dove oggi possiamo ammirare queste opere modellate dall'uomo e giunte a destinazione dopo un percorso di 2.200 chilometri, tutto su acqua.

Anche per questa incredibile impresa storica la nostra missione di riaprire l'idrovia è davvero un dovere per tutti!

dal Blog di LUCA BONA